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Ambiti rurali e zone interne

Le zone interne e le aree rurali nei modelli pianificatori sono state considerate residuali rispetto alle esigenze della crescita urbana, in quanto  il quadro normativo è sempre stato funzionale ad un modello di sviluppo che vedeva ancora possibile una forte espansione dell'urbanizzazione (residenziale, produttiva e terziaria) ritenuta centrale nel processo della pianificazione, e che marginalizzava zone interne e  territori rurali.

La salvaguardia e la valorizzazione delle aree rurali, tuttavia, vanno assumendo una crescente importanza a livello globale sia per rispondere a esigenze primarie connesse all’approvvigionamento alimentare e al superamento del deficit tra domanda e offerta locale, sia come elemento essenziale per la conservazione e promozione del paesaggio.

La politica agricola comunitaria ha riconfermato, per il periodo 2014-2020, la centralità dello sviluppo rurale basato sulla multifunzionalità delle aziende agrarie, la conservazione delle risorse naturali e della diversità biologica degli agro-ecosistemi (Consiglio d’Europa 2013).

La particolare attenzione riservata a tali ambiti e alle ripercussioni in termini di sviluppo socio economico, specie delle zone interne, impongono di analizzare e individuare gli ambiti rurali secondo le attuali esigenze, ponendo in relazione programmi operativi di sviluppo con il PPR  gli  atti di pianificazione comunale e di settore.

In tale prospettiva la pianificazione regionale, comunale o di settore dovrà essere improntata alla salvaguardia e tutela dell’agro e delle specificità dei paesaggi rurali, incentivando quel “ritorno alla terra” mediante un processo di diversificazione delle attività agricole che si caratterizza come riemersione del modello contadino.

Le principali finalità perseguite dal disegno di legge sono quindi:

  • garantire, attraverso la salvaguardia del territorio rurale, il contenimento del consumo del suolo;
  • la costruzione di un quadro normativo che consenta di identificare e tutelare i territori rurali limitandone trasformazioni non conformi agli usi agricoli e ai valori paesaggistici e ambientali; 
  • il superamento del dimensionamento astratto e indifferenziato (cd lotto minimo) delle superfici edificabili mediante l’individuazione di criteri che tengano nella giusta considerazione la produttività, la capacità d’uso dei suoli, la specificità delle colture.
  • la declinazione di una disciplina specifica, incentrata sulla figura dell’imprenditore agricolo, che definisca le trasformazioni ammesse in agro per l’attuazione della multifunzionalità e che privilegi il recupero e la riqualificazione degli edifici esistenti;
  • la definizione di criteri che consentano di qualificare come agricolo, sotto il profilo urbanistico e fiscale, il territorio non urbanizzato o vincolato sotto il profilo ambientale monumentale o paesaggistico;

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Data di apertura: 
Venerdì, Maggio 4, 2018 - 12:28
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